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Un Tour d’Ardèche durissimo incorona Flavia Oliveira

Nella foto: la vittoria di Flavia Oliveira a Mont Lozère (dalla pagina Facebook Tour d’Ardèche)

Si fa fatica a ricordare una gara a tappe dal percorso più duro del Tour d’Ardèche 2016, almeno nelle ultime stagioni. Un menù davvero pieno di salite quello offerto dagli organizzatori della corsa a tappe transalpina, che ha regalato alla fine sei giorni molto spettacolari sulle strade della Francia Centrale, con distacchi molto importanti, ribaltamenti di fronte, tanti attacchi e anche belle prestazioni delle atlete azzurre protagoniste quasi tutti i giorni.

La vittoria conclusiva e la maglia rosa finale di leader della generale sono andate a una delle migliori scalatrici in gara, e non poteva essere altrimenti, ossia alla brasiliana Flavia Oliveira. L’atleta sudamericana, protagonista di uno storico settimo posto per il suo paese ai Giochi di casa, fin qui aveva vinto due corse, entrambe a cronometro, in Costarica e in Polonia, ma era spesso stata protagonista di ottime prove in salita, anche se a metà anno ha dovuto lasciare la squadra per cui era tesserata, la Lensworld, per un obbligo legato allo sponsor tecnico imposto dalla federazione, diverso da quello del suo team. Da allora ha partecipato ad alcune gare come ospite in altre formazioni (qui era in gara con la belga Lares) o in squadre miste, ma ha dovuto ovviamente saltare gli appuntamenti più prestigiosi del calendario, Giro in primis.

La corsa era iniziata nel segno di Katarzyna Pawlowska. La pistard polacca, in gara non con la maglia della Boels ma con quella della nazionale, infatti si è imposta nelle prime due tappe. La prima, l’unica semplice altimetricamente, da La Voulte a Beauchastel, si è conclusa con una volata a ranghi compatti, nella quale Pawlowska è riuscita a precedere la canadese Jackson, in grande spolvero nelle gare francesi di questo periodo dell’anno, e la transalpina Iris Sachet, 22enne velocista reduce da una stagione non brillantissima dopo essersi rivelata soprattutto nelle gare cinesi nel 2015. Tanta Italia nella top 10 con Soraya Paladin quarta, Lara Vieceli sesta e Simona Bortolotti decima.

Già più difficile era la seconda frazione, con 3 Gpm, anche se non vicinissimi all’arrivo, che tuttavia hanno creato selezione importante, con 40 atlete a formare il gruppo che si è giocato la vittoria, regolato per il secondo giorno di fila da Pawlowska, che in questa maniera non solo ha colto i primi due successi del suo 2016 ma ha anche interrotto un digiuno di vittorie individuali che perdurava ormai dal Tour du Limousin del 2013. Alle sue spalle il trionfo polacco è stato completato da Malgorzata Jasinska, molto brava nel trovare lo spunto giusto per piazzarsi seconda. Eccellente anche la prova di Soraya Paladin che ha conquistato il terzo posto. E la portacolori della Top Girls si conferma così senza dubbio la più migliorata atleta italiana della stagione. Quinta posizione invece per Sofia Bertizzolo, che ha confermato l’ottima gamba che le era valsa il successo a Sarcedo, andando anche a vestire la maglia bianca di miglior giovane per un giorno. Undicesima infine Lara Vieceli, molto attiva nella parte più dura della frazione.

La terza giornata di gara era senza dubbio quella più attesa e anche più temuta. visto che l’arrivo era posto nientemeno che in vetta al Mont Ventoux. Nell’anno in cui al Giro si è scalato il Mortirolo, un’altra conquista molto significativa da parte del ciclismo femminile, una delle salite simbolo della storia del pedale. A vincere,  o meglio sarebbe dire a dominare, è stata l’austriaca Anna Kiesenhofer, 25enne trapiantata a Barcellona dove sta seguendo un master universitario. Può apparire una vittoria assolutamente a sorpresa, visto che i risultati dell’atleta alpina, in gara con una delle quattro squadre miste ammesse al via, nel calendario internazionale si limitano al secondo posto nel campionato austriaco a crono di quest’anno e a qualche altra sporadica e anonima apparizione in gare spagnole o francesi. In realtà Anna è un’ottima scalatrice e proprio sul Ventoux 12 mesi fa vinse con grandissimo vantaggio una granfondo che aveva l’arrivo in cima alla montagna che domina Avignone. Una ragazza che solo negli ultimi mesi ha deciso di provarci seriamente col ciclismo ed è in cerca di un ingaggio in una squadra Uci: potrebbe essere un’ottima occasione. Distacchi come dicevamo da ciclismo di altri tempi: Flavia Oliveira si è piazzata seconda a 3’53”, Edwige Pitel terza a 4 minuti, lo stesso ritardo di Kseniya Tuhai, che dopo l’ottima performance sul Mortirolo ha confermato di essere una delle più forti scalatrici emergenti in assoluto. Quinta ha chiuso a 4’05” la campionessa del Giappone Yonamine, assieme alla spagnola Merino, di poco davanti all’ucraina dell’Inpa Riabchenko. Decima a 6’49” ha chiuso un’ottima Asja Paladin, davvero bello rivederla in forma dopo l’infortunio alle costole patito al Giro che l’ha costretta a uno stop abbastanza lungo. E meritevole di menzione è anche il quindicesimo posto di Nadia Quagliotto.

Alla luce dei ritardo la corsa poteva sembrare praticamente ipotecata da Kiesenhofer. E la strada era ancora molto lunga. In particolare la quarta tappa, 127 km da Florac a Mont Lozère con 4 Gpm e praticamente neanche un metro di pianura, si preannunciava ancora una volta durissima, tanto più corsa subito l’indomani del Ventoux. E infatti la graduatoria ne è uscita nuovamente riscritta. A compiere l’impresa è stata Flavia Oliveira, che se ne è andata tutta sola per una cavalcata che l’ha portata a trionfare in solitaria con oltre 3 minuti di margine su Edwige Pitel, altra atleta che meriterebbe non un articolo ma un libro per celebrarne le imprese, a 49 anni compiuti. 4’22” invece il ritardo della campionessa di Spagna Maria Victoria Garcia, terza al traguardo (e anche lei avrebbe una storia molto interessante da narrare, con un background di duatleta tra l’altro in comune proprio con Pitel). Tuhai quarta accusa 5’14”, mentre Kiesenhofer arriva sesta  a 5’42”, alla testa di un drappello formato anche da Riabchenko, Yonamine e dall’ancora brava Asja Paladin, pagando anche l’assenza di una squadra a sostenerla e dovendo così cedere le insegne del primato a Oliveira.

Kiesenhofer ha provato a riaprire i giochi nella successiva cronometro, nella quale ha recuperato mezzo minuto alla rivale, pur mantenendo un ritardo di 1’20” da Oliveira. Entrambe le contendenti per la generale, comunque, hanno chiuso piuttosto distanti dalla vincitrice, la straordinaria Pitel, che ha preceduto di poco più di un secondo una splendida Lara Vieceli, che dopo la vittoria di un mesetto fa in Bretagna ha così confermato il proprio ottimo feeling con le crono in terra di Francia. Le prime due hanno fatto davvero la differenza, se la terza, la norvegese Aalerud, ha accusato nei 7,7 km di tracciato 15”, praticamente 2 secondi al km.

Ma la prova contro il tempo era solo l’antipasto della penultima giornata di gara. Al pomeriggio infatti in programma un’altra frazione in linea, con la consueta razione di salita, 3 Gpm, di cui l’ultimo di prima categoria, il Col de la Grande Limite, posto a 10 km dalla conclusione. La vittoria è andata alla canadese Jackson, che è giunta tutta sola all’arrivo con 1’20” di vantaggio su un gruppo formato da poco più di venti unità e preceduto di un paio di secondi dalla transalpina Severine Eraud (promessa del vivaio francese ancora non sbocciata da élite) per la piazza d’onore, con la Top Girls Fassa Bortolo sugli scudi grazie al terzo posto di Soraya Paladin e al quarto di Irene Bitto, con anche Asja Paladin in questo plotone. Nona posizione per una sempre più convincente Lara Vieceli, mentre la notizia della tappa sono i 50 secondi di ritardo accusati da Kiesenhofer, definitivo via libera per la vittoria finale di Oliveira.

L’ultima tappa, infatti, non ha portato a variazioni importanti in classifica. Solo la spagnola Merino è andata in difficoltà, retrocedendo dalla sesta all’ottava piazza della generale, nonostante un percorso che anche in questo caso prevedeva tre Gpm, due dei quali di prima categoria, anche se poi gli ultimi 30 km erano tutti in discesa o pianura. La vittoria, grazie a una splendida cavalcata solitaria, è andato a Doris Schweizer, che ha preceduto il gruppo con tutte le migliori della generale di 2 minuti. Lo sprint per la seconda piazza ha visto Jackson precedere Eraud, con Asja Paladin 15^ migliore azzurra di giornata.

Dietro a Oliveira, a completare il podio della generale, separate tra loro da soli 3 secondi, sono Kiesenhofer (a 2’12”) e Pitel, le più continue dietro alla brasiliana. Tuhai conclude quarta a 5’10”, con la soddisfazione di indossare la maglia bianca di miglior giovane, precedendo Yonamine, Garcia, Riabchenko, la 34enne scalatrice statunitense Kathryn Donovan (atleta praticamente alla prima esperienza europea in gare a lei adatte, ma che negli Usa è spesso tra le migliori negli arrivi in salita) e Asja Paladin, che centra dunque una splendida top ten in una delle corse più difficili della stagione.

 

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